Compensazione del credito del socio: tassata allo 0,50% se usata per liberare un aumento di capitale

Con l’ordinanza n. 25106 del 7 settembre 2026, la sezione tributaria della Cassazione ha affermato un principio nuovo e privo di precedenti specifici: la compensazione del credito del socio, quando è utilizzata per liberare un aumento di capitale sociale, sconta l’imposta di registro in misura proporzionale dello 0,50%, e non l’imposta fissa prevista per gli atti propri della società.

Secondo i giudici, l’aumento di capitale e la compensazione del credito costituiscono due negozi giuridici autonomi, pur essendo funzionalmente collegati nella stessa operazione di rafforzamento patrimoniale. L’aumento di capitale è un atto riferibile alla società; la compensazione – o, a seconda dei casi, una remissione parziale del credito – è invece un atto del singolo socio. Da questa distinzione discende, per la Cassazione, l’inapplicabilità alla compensazione del regime di tassazione fissa previsto dall’articolo 4, lettera a), della Tariffa, parte prima, allegata al dpr 131/1986, riservato agli atti propri della società.

Il caso deciso riguardava una società che, dopo perdite per oltre 4,7 milioni di euro, aveva deliberato l’azzeramento del capitale e la sua contestuale ricostituzione allo stesso valore nominale, liberando l’aumento mediante compensazione di crediti «certi, liquidi ed esigibili» vantati dai soci verso la società. L’ordinanza precisa espressamente che tali crediti non derivavano da un finanziamento soci.

Si tratta di una decisione che sorprende, per due motivi: contrasta con la prassi finora consolidata, che tassava in misura fissa questo tipo di operazioni; e riguarda, nel caso specifico, una compensazione legale, la quale – in quanto effetto automatico previsto dalla legge – non dovrebbe di per sé essere considerata un negozio autonomo tassabile.

Cosa fare dunque?
In fase di delibera di aumento di capitale mediante compensazione di crediti dei soci, tenere conto del rischio che il Fisco può pretendere, oltre all’imposta fissa sull’aumento, anche l’imposta di registro proporzionale dello 0,50% sull’atto di compensazione.